In un passato oramai remoto, certi furgoni hanno spostato storie e persone ben oltre gli anni 2000.
Il Fiat 238, in mille versioni si prestò come ambulanza, scuolabus, camper, mezzo in generale da fatica, persino in versioni improbabili, cassonate e oltre.. ma la vera storia racconta altro, un mezzo praticamente senza freni, pigro come pochi in salita, e lo sà bene chi negli anni lo ha usato per spostare gruppi musicali, trasferte lontane, in un Italia più lenta..perché il 238 era fermo come un presepe e caldo internamente come una forgia ma inesorabile quanto un pellegrino in ciabatte.
Persino io l’ho guidato in caldi notti d’estate, attaccando manifesti abusivi, bestemmiando per una retromarcia -SOLO a SPINTA – e in mille avventure sudaticce.
Oggi me ne ricapita uno tra le mani, e come di consueto, nella sua torbida storia, il 238 è in attesa di trapianto di un tetto a soffietto, ereditato da un Volkswagen T2.. credo nacque così la pizza ai wrustel.
Dice che lui da grande vuole fare il camper e con cucinotto! E chi sono io per negarglielo?
In fin dei conti è il 2026 e Lui: The 238 SPECIAL, ti guarda con quegli occhi sgranati e la bocca larga sguaiata, sibilando una frase alla Clint Eastwood: Fai presto, perché ho ancora della strada da fare, pivello!